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  1. JESUS: I’mma cure them leopards, guys. You guys! Let’s gooooo… let’s… go heal those jungle cats.

    MARK: Lepers. You want to heal the lepers.

    JUDAS: Jesus, you need to sit down. You’re drunk again.

    MATTHEW: Your blood is literally wine.

    JESUS: Man, I’m hungry… but lo, there’s only one raw fish pizza roll left. WAIT, I KNOW WHAT TO DO!

    JUDAS: I know what you’re thinking, and please DO NOT do it. The toilet’s clogged and we cannot afford for you to have raw fish diarrhea again.

    — MCSWEENEY’S THE LOST GOSPEL.

    (Source: mcsweeneys.net)

     
  2. 10:38

    notes: 6

    MARK: Whoa! So you can turn water into wine?

    JESUS: Yep.

    MARK: And what amazing things have you done with this fantastical power?

    JESUS: I dunno. I get fish drunk a lot. Oh! This one time Judas was washing his clothes in a river and I turned the river into wine and then all of his clothes got ruined. He had to spend 30 silver pieces to get a new wardrobe. It was hilarious.

    MARK: I think you’re missing the point of your miraculous ability.

    JESUS: I turned the Dead Sea into a 96 BC pinot noir. I bet you’ll change your tune after giving that a shot.

    — McSweeney’s THE LOST GOSPEL.

    (Source: mcsweeneys.net)

     
  3. 15:06 31st Dec 2011

    notes: 16

    reblogged from: danielaranieri

    danielaranieri:

    «E insomma tu saresti quello che si è paragonato a mio figlio»

    «Io? Eh? No, io…»

    «Deve essere una fissazione di voi italiani. Prova a cercare “Io sono come Gesù” su Google in lingue diverse: escono fuori sempre nomi legati alla vostra storia: Lotito, Parolisi, Alì Agca… e poi certo, l’amico tuo»

     
  4. 21:09 22nd Dec 2011

    notes: 1

    ricordi che si sollevano come zombie e vengono a chiederti l’elemosina a tanto così dalla faccia: un piccolo esercito di stati d’animo che ti prendono per un parcheggio e se ne stanno lì in fila ad aspettare il loro turno
    — Diego De Silva, Sono contrario alle emozioni
     
  5. 12:51 16th Dec 2011

    notes: 1

    Ieri, dopo tanto, tantissimo tempo, mi è capitato di passare a piedi nel tratto di corso Dante che va da via Nizza a Corso massimo d’Azeglio. Ero leggermente in anticipo e non faceva troppo…

     
  6. Ma noi africani siamo testardi. Tutte le mattine mi sveglio alle cinque e mezza, preparo la colazione per me e per mio figlio, ci vestiamo e poi lo porto all’asilo. E poi via, a scuola come una brava scolaretta di trent’anni. Alla sera sono distrutta dalla stanchezza, ma finisco i compiti di italiano. Ce la farò. Dovessi metterci tutto il tempo del mondo, ma ce la farò
    — tutto il tempo del mondo

    (Source: pianob.altervista.org)

     
  7. Mi chiamo Ndiémé, ho 42 anni e da 18 vivo in Italia. Ho una figlia di 13, che sta con me. Sono piccolina, con un bel paio di occhiali da vista che mi danno un’aria “intellettuale”, seria e posata. Mi esprimo in un italiano perfetto, ormai, e so usare il congiuntivo meglio di tanti italiani. Vivevo a Dakar e sono partita dal Senegal perché ero una ragazza indipendente, e curiosa del mondo.
    — fermi un giro

    (Source: pianob.altervista.org)

     

  8. Ancora non ci credo.
    Guardo la copertina, sillabo le parole, lenta, incerta, balbettante.
    Eppure c’è proprio il mio nome, lì sopra. Sono io quella scritta bianca su fondo nero, e…

     
  9. 18:55 3rd Dec 2011

    notes: 1

    Ancora non ci credo.
    Guardo la copertina, sillabo le parole, lenta, incerta, balbettante.
    Eppure c’è proprio il mio nome, lì sopra. Sono io quella scritta bianca su fondo nero, e dietro la copertina ci sono parole pensate, buttate giù in fretta poi riprese, arrotondate, rielaborate da me.
    Curate, cancellate e riscritte.
    Odiate.
    Amate.
    Soprattutto vissute, una per una, dalla virgola alla metafora.
    — 

    regolamento di condominio

    (Source: bagatelleperunmassacroreloaded.blogspot.com)

     
  10. 10:12 6th Nov 2011

    notes: 1

    Qualche giorno fa siamo andate al Mamre, una Onlus che offre, tra le sue molte attività, quella di consulenza ai gruppi di volontariato grazie a psicologi, antropologi e mediatori culturali. Abbiamo un problema di “comunicazione” con una delle donne che seguiamo, che parla poco e male l’italiano e che arriva dalla terribile esperienza della tratta e che inoltre ha avuto, ultimamente, dei seri problemi di salute.

    L’incontro è stato, per tutte noi, molto interessante e illuminante.

    Una delle osservazioni che più mi ha fatto pensare è questa: le persone provenienti da paesi e culture così diverse dalla nostra fanno fatica a comprendere il concetto e le motivazioni di chi fa volontariato: non si capacitano del fatto che ciò che facciamo lo facciamo gratis, senza secondi fini, senza pretendere nulla in cambio. Queste persone sono abituate a ricevere qualcosa sempre in cambio di qualcos’altro (a volte il lavoro, altre volte dell’unica cosa che possiedono, cioè il loro corpo) e non riescono a capire perché qualcuno scelga volontariamente di dedicare tempo ed energie a loro senza un ritorno di qualche tipo.

    Io la trovo una cosa tristissima

    — do ut des 

    (Source: pianob.altervista.org)